Una Pianta Ibrida Italiana al Centro della Ricerca: Il GinPent e le Sue Promettenti Proprietà Antinfiammatorie
ESTRATTO DEL COMUNICATO STAMPA ISTITUTO NEUROLOGICO CARLO BESTA
Milano – Una nuova frontiera nella lotta contro le patologie infiammatorie e autoimmuni potrebbe arrivare dal mondo vegetale, grazie a una particolare specie di pianta ibridata, prodotta esclusivamente in Italia e protetta da un brevetto europeo. La Fondazione I.R.C.C.S. Istituto Neurologico "Carlo Besta" di Milano, un'eccellenza nel campo della ricerca neurologica, ha recentemente annunciato la conclusione della prima fase di uno studio innovativo che ha messo in luce le notevoli capacità antinfiammatorie del GinPent, un estratto vegetale derivato da questa pianta unica.
La ricerca, condotta dal team del professor Renato Mantegazza, Direttore dell'Unità Operativa Complessa di Neuroimmunologia e Malattie Neuromuscolari, in collaborazione con l'azienda italiana AMBRAFARM, ha dimostrato in vitro che il GinPent è in grado di modulare efficacemente i meccanismi biologici alla base dell'infiammazione, aprendo la strada a possibili applicazioni terapeutiche di supporto per una vasta gamma di malattie, dall'artrite reumatoide alla miastenia grave.
L'Origine di un Principio Attivo Unico: Il Brevetto Europeo e l'Ibridazione
Il protagonista di questa scoperta non è una pianta qualsiasi. Il GinPent analizzato nello studio deriva da una specie di Gynostemma pentaphyllum che è il risultato di un lavoro di ibridazione mirato, condotto dal vivaista ed esperto Giovanni Ambrogio. Questa specifica varietà, coltivata e prodotta solo in Italia, è talmente unica da essere protetta dal Brevetto Europeo N° 8488, registrato il 3 dicembre 2001. L'azienda AMBRAFARM, proprietaria del brevetto, ha ulteriormente potenziato le proprietà della pianta, ottimizzandola per ottenere un elevato contenuto di principi attivi specifici: i Gipenosidi.
Queste molecole sono il cuore scientifico dell'efficacia del GinPent. La letteratura scientifica, come lo studio di Tanner et al. del 1999, ha già evidenziato che i gipenosidi sono in grado di stimolare la produzione di ossido nitrico (NO). L'ossido nitrico è un mediatore biochimico fondamentale per il corpo umano, un "messaggero" che svolge funzioni cruciali in quasi tutti gli organi e sistemi. Tra le sue azioni più importanti vi sono il rilassamento dell'endotelio vascolare, essenziale per la salute cardiovascolare (come descritto da Daiber et al., 2019), e un'azione battericida e di regolazione durante i processi infiammatori (Xue et al., 2018). È proprio questa capacità di modulare la risposta infiammatoria che ha attirato l'attenzione dei ricercatori del Besta.
Lo Studio del Besta: Metodologia e Risultati della Prima Fase
La ricerca, intitolata "Effetto in vitro di GinPent (brevetto europeo N° 8488 del 03/12/2001) nella modulazione dei pathway infiammatori", si è posta l'obiettivo di verificare scientificamente queste proprietà in un contesto controllato di laboratorio. Per farlo, i ricercatori hanno utilizzato un modello sperimentale consolidato. Hanno isolato dal sangue di donatori sani le cellule mononucleate da sangue periferico (PBMCs), che includono linfociti e monociti, ovvero le principali cellule del sistema immunitario coinvolte nelle risposte infiammatorie.
Successivamente, queste cellule sono state esposte a uno stimolo infiammatorio potente, il lipopolisaccaride batterico (LPS). L'LPS è un componente della parete cellulare di alcuni batteri e viene comunemente usato in laboratorio per mimare un'infezione e scatenare una forte risposta infiammatoria. Una volta "infiammate" con LPS, le cellule sono state trattate con l'estratto di GinPent per periodi di 24, 48 e 72 ore.
I risultati preliminari, ma estremamente significativi, di questa prima fase hanno dimostrato che il GinPent è in grado di agire come un potente agente antinfiammatorio. In particolare, dopo 48 ore di trattamento, si è osservata una netta diminuzione dell'espressione dei principali mediatori dell'infiammazione, molecole note come citochine pro-infiammatorie. Tra queste, lo studio ha misurato una riduzione significativa di Interleuchina-6 (IL-6), Fattore di Necrosi Tumorale alfa (TNF-α), Interleuchina-1 alfa (IL-1α) e Interleuchina-1 beta (IL-1β). Queste citochine sono i "direttori d'orchestra" dell'infiammazione: sono loro a reclutare altre cellule immunitarie sul sito del danno, a sostenere la risposta infiammatoria e, se prodotte in eccesso o in modo cronico, a causare il danno tissutale tipico delle malattie infiammatorie croniche.
Come ha dichiarato il dottor Renato Mantegazza: "Abbiamo riscontrato in questa prima fase della ricerca che la tipologia di GIN PENT ibridata ha delle oggettive capacità antinfiammatorie specifiche per la inibizione di molecole implicate nel sostenere l'infiammazione".
Dalla Provetta al Paziente: Le Potenziali Applicazioni Cliniche
La capacità del GinPent di "spegnere" la produzione di queste molecole chiave apre scenari clinici di grande interesse. L'ipotesi, supportata da questi solidi dati preclinici, è che il GinPent possa essere utilizzato come principio attivo antinfiammatorio in forma di integratore, a supporto delle terapie farmacologiche convenzionali.
Le patologie target sono numerose e includono:
- Malattie reumatiche e articolari: come l'Artrite reumatoide, una malattia autoimmune che causa infiammazione cronica delle articolazioni, e forme degenerative come l'Artrite/artrosi e la Gonartrosi (artrosi del ginocchio), dove una componente infiammatoria gioca un ruolo cruciale nel dolore e nella progressione della malattia.
- Malattie neurologiche immuno-mediate: il campo di eccellenza dell'Istituto Besta. Un'attenzione particolare è rivolta alla Miastenia Grave, una malattia autoimmune in cui il sistema immunitario produce auto-anticorpi che attaccano la giunzione neuromuscolare, causando debolezza muscolare fluttuante e affaticabilità. Anche in questa patologia, l'infiammazione cronica gioca un ruolo nel mantenimento della malattia.
Il Futuro della Ricerca: Verso la Seconda Fase
Confortati dai risultati della fase in vitro, il team del professor Mantegazza si prepara ora a lanciare la seconda fase dello studio. Questo nuovo capitolo della ricerca sarà più vicino alla pratica clinica e prevederà l'estensione delle analisi su ulteriori campioni biologici e, soprattutto, su pazienti selezionati affetti dalle malattie di interesse. L'obiettivo sarà quello di verificare se gli effetti antinfiammatori osservati in laboratorio si traducano in benefici clinici misurabili nei pazienti, potenzialmente migliorandone i sintomi e la qualità di vita.
"In considerazione del fatto che i nostri studi di laboratorio hanno dimostrato che uno dei meccanismi d'azione del GIN Pent è focalizzato sulla inibizione di molecole pro-infiammatorie dosabili nel sangue di pazienti," spiega Mantegazza, "dovremo completare le nostre osservazioni con valutazioni cliniche mirate".
In conclusione, la collaborazione tra l'eccellenza scientifica dell'Istituto Besta e l'innovazione industriale di AMBRAFARM ha portato alla luce il potenziale di un prodotto naturale, di origine italiana e scientificamente validato. Sebbene la strada verso l'applicazione clinica richieda ulteriori conferme, il GinPent si candida a diventare un prezioso alleato nel trattamento di supporto delle patologie infiammatorie croniche e autoimmuni, offrendo una nuova speranza per milioni di pazienti che convivono quotidianamente con queste condizioni debilitanti.


